Cronaca

Italia e Libia: una complicità controversa sulle rotte migratorie

Oct 22, 2025, 12:47 PM

La cooperazione tra Italia e Libia sulla gestione dei flussi migratori continua a essere oggetto di dibattito e preoccupazione, specialmente alla luce dei recenti eventi nel Mediterraneo. Nonostante le ripetute denunce da parte di organizzazioni internazionali e tribunali circa le condizioni disumane nei centri di detenzione libici e i pericoli affrontati dai migranti in mare, il parlamento italiano ha manifestato l'intenzione di rinnovare il memorandum d'intesa con Tripoli. Questa decisione giunge mentre si registrano nuovi tragici episodi di naufragi e soccorsi, che mettono in evidenza la fragilità e l'urgenza di una riflessione più profonda sulle politiche migratorie attuali.

Il 19 ottobre, al largo delle coste di Lampedusa, la guardia costiera italiana è intervenuta per soccorrere 91 persone a bordo di un'imbarcazione alla deriva, rinvenendo purtroppo anche due corpi senza vita. Tra i sopravvissuti, quattordici versavano in condizioni critiche a causa dell'inalazione di gas di scarico. Nello stesso giorno, l'Unicef ha riportato il naufragio di un'altra imbarcazione proveniente dalla Libia con 35 persone a bordo, che ha causato la dispersione di circa venti individui. Questi episodi hanno riacceso le proteste delle organizzazioni non governative, che accusano le autorità italiane e maltesi di ritardi negli interventi di soccorso e chiedono con forza la non riconferma del memorandum.

Il controverso memorandum d'intesa tra Italia e Libia, siglato il 2 febbraio 2017 dall'allora presidente del consiglio Paolo Gentiloni e dal ministro dell'interno Marco Minniti con Fayez al Serraj, capo del governo di accordo nazionale libico, è stato concepito con l'obiettivo di frenare gli arrivi di migranti attraverso la rotta del Mediterraneo centrale. Nonostante le critiche e le preoccupazioni espresse da più parti, l'accordo, già rinnovato nel 2020 e nel 2022, è destinato a essere prolungato automaticamente il 2 novembre 2025 per altri tre anni, se non verranno intraprese azioni per modificarlo o revocarlo.

La trasparenza sull'impiego dei fondi destinati a tale accordo rimane una questione aperta. Si stima che tra il 2017 e il 2020, l'Italia abbia speso circa 784,3 milioni di euro in Libia, di cui una parte significativa per missioni militari. Numerose indagini hanno sollevato il sospetto che questi fondi possano aver sostenuto indirettamente gruppi armati e trafficanti di esseri umani, contribuendo all'instabilità del paese. La Libia, infatti, non aderisce alla convenzione di Ginevra sui rifugiati del 1951 e le detenzioni arbitrarie di stranieri sono una pratica diffusa. Le Nazioni Unite e la Corte penale internazionale hanno documentato torture, violenze e traffico di esseri umani, qualificando tali atti come crimini contro l'umanità e chiedendo la cessazione di ogni supporto ai libici.

Nonostante le sentenze di diverse corti italiane e della Corte Europea dei Diritti Umani abbiano chiaramente stabilito che la Libia non può essere considerata un porto sicuro per lo sbarco dei migranti soccorsi in mare, la collaborazione tra i due paesi persiste. Dall'inizio del 2025, oltre 20.000 persone sono state intercettate dalla guardia costiera libica e rinchiuse nei centri di detenzione. Nonostante due mozioni presentate dalle opposizioni per modificare o revocare il patto siano state respinte, il parlamento italiano ha approvato una mozione della maggioranza, che conferma la volontà di proseguire la strategia di contrasto ai trafficanti e di prevenzione delle partenze dalla Libia, basata proprio sul memorandum del 2017. Questa decisione segna un punto fermo nella controversa politica migratoria italiana, che continua a sollevare interrogativi e preoccupazioni a livello internazionale.

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