Il 21 ottobre, Sanae Takaichi ha segnato un momento storico per il Giappone, diventando la prima donna a ricoprire la carica di premier. Questa nomina, frutto di un accordo di coalizione siglato appena il giorno precedente, ha visto la nazionalista Takaichi, 64 anni, ottenere una vittoria significativa alla camera dei rappresentanti con 237 voti, superando la soglia della maggioranza assoluta e ricevendo poi la conferma dalla camera dei consiglieri.
La sua ascesa alla guida del paese segue la sua elezione a leader del Partito Liberal Democratico (Pld) il 4 ottobre, una formazione politica che ha dominato la scena giapponese dal 1955. Tuttavia, il Pld ha recentemente affrontato un periodo di difficoltà, perdendo consensi e la maggioranza in entrambe le camere del parlamento a causa di uno scandalo finanziario. La tradizionale alleanza con il partito centrista Kōmeitō si è interrotta, con quest'ultimo che ha espresso riserve su Takaichi a causa delle sue posizioni più conservatrici. Di conseguenza, per assicurarsi la successione al premier uscente Shigeru Ishiba, Takaichi ha stretto un'inedita alleanza con il Partito Giapponese per l'Innovazione (Ishin no kai), un partito di centrodestra. Nonostante l'accordo, la coalizione dispone di 231 seggi, insufficienti per raggiungere la maggioranza assoluta e necessiterà del supporto di altri partiti per attuare il proprio programma di governo.
Takaichi, ammiratrice dichiarata di Margaret Thatcher e soprannominata la \"lady di ferro\" giapponese, ha promesso un governo con una maggiore rappresentanza femminile, un cambiamento notevole rispetto alla precedente amministrazione di Ishiba che contava solo due donne. Tra le nomine previste spicca Satsuki Katayama, anch'essa esponente dell'ala destra del Pld, che dovrebbe assumere il ruolo di ministra delle finanze. Nonostante l'impegno per una maggiore presenza femminile, Takaichi non si identifica come femminista, mantenendo posizioni tradizionaliste su questioni come l'obbligo per le coppie sposate di adottare lo stesso cognome e la successione imperiale esclusivamente maschile. Il Giappone, che si classifica 118° su 148 nel rapporto del Forum Economico Mondiale sul divario di genere, vede attualmente solo il 15 percento di donne nella camera dei rappresentanti. In un gesto significativo, la settimana scorsa Takaichi ha rinunciato alla sua consueta visita al santuario Yasukuni, luogo controverso che onora anche criminali della seconda guerra mondiale e simbolo del passato militarista giapponese in vari paesi asiatici, dimostrando una possibile apertura verso un approccio più cauto nelle relazioni internazionali.
L'elezione di Sanae Takaichi a premier rappresenta un passo significativo per il Giappone, non solo per il suo ruolo di prima donna a capo del governo, ma anche per le sfide politiche e sociali che la sua amministrazione dovrà affrontare. La sua leadership, caratterizzata da una combinazione di tradizionalismo e un impegno per una maggiore inclusione femminile nel governo, offre una prospettiva interessante sul futuro del paese. Sarà fondamentale osservare come questa nuova coalizione e il suo programma influenzeranno la società e la politica giapponese, promuovendo un progresso equilibrato che rispetti le tradizioni pur aprendo nuove strade per l'uguaglianza e la rappresentanza.
